La Riforma Istruzioni per l'uso

Vendita di beni e servizi e somministrazione

COS'È

Nel codice del terzo settore sono previsti due appositi articoli che disciplinano il regime fiscale delle organizzazioni di volontariato (Odv) e dalle associazioni di promozione sociale (Aps), che definiscono le attività svolte e la loro classificazione nella sfera della commercialità o non commercialità.

In particolare, le attività di vendita di beni e prestazione di servizi e quelle di somministrazione di alimenti e bevande (normalmente considerate attività commerciali se svolte dietro versamento di un corrispettivo e in forma organizzata e non occasionale), sono decommercializzate per espressa previsione del codice, qualora siano svolte da Aps e Odv secondo specifiche modalità definite dalla legge.

CHI COINVOLGE

La normativa esplicitata coinvolge le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni di volontariato iscritte al registro unico nazionale del terzo settore (Runts).

COME FUNZIONA

ATTIVITÀ DI VENDITA DI BENI E PRESTAZIONE SERVIZI PER ODV E APS

Per le Odv la normativa distingue le attività di vendita di beni in:

  • vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione;
  • cessione di beni prodotti direttamente dagli assistiti e dai volontari.

Entrambe le tipologie non costituiscono esercizio di un’attività commerciale, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario e le attività siano svolte senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato.  

Si tratta sostanzialmente di attività che vengono utilizzate per reperire risorse finanziarie necessarie per il sostentamento dell’ente.

Analoghe disposizioni valgono anche per le Aps, per le quali infatti non si considerano commerciali:

  • in via generale, tutte le attività svolte dall’ente, dietro pagamento di corrispettivi specifici, ricomprendendo pertanto tra queste anche le vendite, purché svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali in favore di associati ed altre categorie di soggetti ad essi assimilate. Tra queste rientrano le attività svolte a favore di enti composti in misura non inferiore al 70% da enti del terzo settore.

In particolare vengono aggiunte le seguenti attività non rientranti nella sfera della commercialità dell’ente:

  • le vendite di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, senza alcun intermediario e senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato (stessa norma prevista per le Odv);
  • le cessioni effettuate anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati e ai familiari conviventi degli stessi verso pagamenti di corrispettivi specifici in attuazione degli scopi istituzionali.

Vi sono poi altre categorie di attività considerate invece commerciali. Si tratta delle cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, le somministrazion di pasti, le erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore, le prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito e le prestazioni di servizi portuali e aeroportuali nonché le prestazioni effettuate nell'esercizio delle seguenti attività:

  • gestione di spacci aziendali e di mense;
  • organizzazione di viaggi e soggiorni turistici;
  • gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale;
  • pubblicità commerciale;
  • telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari.
ATTIVITÀ DI SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE PER ODV E APS

In relazione alle attività di somministrazione di alimenti e bevande, il codice riconosce la non commercialità delle stesse se svolte nel rispetto di determinati requisiti.

Per le Odv, si tratta di attività svolte in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili organizzati dall’ente in via occasionale. Le modalità di svolgimento di tali attività sono sempre quelle già citate per le cessioni e le prestazioni di servizi, ovvero non vi deve essere impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato, l’attività deve essere condotta al solo fine di reperire risorse finanziarie per l’ente.

Per le Aps, invece, la normativa non parla di occasionalità e prevede la decommercializzazione delle attività, anche se effettuate a fronte di pagamento di corrispettivi specifici, le quali devono consistere in attività di somministrazione di alimenti e bevande effettuate presso la sede in cui viene svolta l'attività istituzionale da bar e esercizi similari, sempre che vengano soddisfatte le seguenti condizioni:

  • tale attività sia strettamente complementare a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e sia effettuata nei confronti degli associati e dei familiari conviventi degli stessi;
  • per lo svolgimento di tale attività non ci si avvalga di alcuno strumento pubblicitario o comunque di diffusione di informazioni a soggetti terzi, diversi dagli associati.

COSA CAMBIA/COSA INTRODUCE

L’inserimento delle attività sovra riportate considerate non commerciali per espressa previsione del codice è una novità della riforma e si configura come un ampliamento della disciplina finora adottata contenuta nell’articolo 148 del Testo unico delle imposte sui redditi.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 “Codice del terzo settore”artt. 84, comma 1, 85

ABROGAZIONI E MODIFICHE LEGISLATIVE

Legge 7 dicembre 2000, n. 383 “Disciplina delle associazioni di promozione sociale”

Legge 11 agosto 1991, n. 266 “Legge-quadro sul volontariato”

ENTRATA IN VIGORE

La normativa fiscale prevista dal codice per gli enti di terzo settore, compresi le Aps e le Odv, si applica a decorrere dal periodo d’imposta successivo all’autorizzazione della Commissione europea e comunque non prima del periodo di imposta successivo a quello in cui il registro unico nazionale diventerà operativo.

REGIME TRANSITORIO

Continua ad applicarsi la normativa preesistente.

La scheda è aggiornata al 20 maggio 2019.

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