Imprese sociali e cambiamento: i dati dell’Osservatorio Isnet

Secondo l’ultima edizione dell’annuale indagine realizzata con il patrocinio del Ministero del Lavoro il migliore trend economico si rivela proprio tra le realtà più innovative, in aumento rispetto agli anni precedenti

Con un focus su cambiamento e transizione tecnologica ed ecologica, torna l’edizione annuale del XVII Osservatorio Isnet, realizzato con il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che ha aggiornato la fotografia su andamento economico, occupazionale e capacità innovativa delle imprese sociali.

Si ricorda che il panel Isnet è composto da 500 organizzazioni rappresentative delle imprese ad alto impatto in Italia (cooperative sociali di tipo A e B, i loro Consorzi e imprese sociali ex lege, Società benefit B-Corp e SIAVS, start up innovative a vocazione sociale).

L’indagine si concentra in particolare sulle cooperative sociali, in quanto espressione storicamente più significativa del fare “impresa sociale”.

I dati emersi dal focus

Come si legge nel comunicato stampa, continua la tendenza positiva con un + 5,4% di imprese che stimano un aumento delle entrate. Contratti e convenzioni con gli enti pubblici valgono il 55,4% seguiti dalla vendita di prodotti e servizi ai cittadini e alle aziende (rispettivamente 19,6% e 14,2%) Aumenta l’incidenza dei contributi delle fondazioni erogative sul volume delle entrate, quasi raddoppiati nell’ultimo triennio (da 2,7% nel 2022 al 5% nel 2024).

Anche sul versante lavoro si conferma la tendenza positiva con un +5,1% di posti di lavoro, un incremento di donne (66,5%, +4% rispetto al 2023) e di giovani under 35 (27,6% +7,2%). L’incidenza media dei lavoratori svantaggiati sui dipendenti delle cooperative sociali di tipo B è pari al 44,8% in aumento del 2,6% rispetto allo scorso anno e ben superiore alle percentuali previste dall’obbligo di legge (il 30% come disciplinato dalla Legge 381/91).

Sul versante innovazione si registra un balzo in avanti di ben 16 punti percentuali delle attività dedicate al miglioramento dei processi e dell’organizzazione interna (77% rispetto al 60,5%).

Il dato certifica una tendenza favorita anche dai contributi di alcune delle principali fondazioni erogative, che puntano sempre più ad una crescita degli enti anziché al finanziamento del singolo progetto.

Complessivamente le imprese sociali innovative (che segnalano da 3 a 5 interventi sulle 5 aree di innovazione complessive) sono pari al 58,5%, (+ 10% rispetto al 2023).  Sono anche le imprese che presentano i migliori trend di andamento economico (+6% rispetto alle imprese meno innovative).

L’approfondimento dedicato all’innovazione tecnologica rivela una crescita costante degli innovatori (46,5% contro il 41,5% del 2023; l’anno precedente erano solo il 26,5%): digitalizzazione dei processi e gestione del personale, sistemi di sorveglianza e riconoscimento sono gli ambiti più diffusi seguiti da telemedicina e domotica, sperimentazione utilizzo robot per le imprese sociali del settore socio-sanitario, gestione big data e utilizzo piattaforme di IA a supporto delle attività di progettazione.

Resta ancora molto alta (50%) la porzione di imprese che ritiene gli strumenti di IA inadatti a risolvere le proprie esigenze o che dichiara di non conoscerle a sufficienza (rispettivamente il 36,5% e il 13,5%).

Nel raffronto tra IA e lavoro, il campione si spacca dunque a metà tra chi vive l’IA come un pericolo per l’occupazione e chi al contrario ritiene possa favorire un incremento di produttività promuovendo una IA ad impatto sociale.

Per la prima volta l’Osservatorio ha inserito la consapevolezza del cambiamento tra le tematiche approfondite. Lo ha fatto attraverso 4 item:

  • l’importanza attribuita ai processi di apprendimento organizzativo scelti dal 60,5% del Panel;
  • la necessità di avere più tempo per riflettere sui cambiamenti generati dalle attività (59,5%);
  • una maggiore capacità di trovare soluzioni innovative per la vita delle comunità (49%);
  • più consapevolezza della capacità dell’impresa di generare un impatto positivo (48,5%).

Le imprese sociali consapevoli (che hanno indicato almeno 3 degli item e sono il 49%) tendono ad essere più innovative (67,3%) rispetto a quelle meno consapevoli (50,0%). Tra le imprese sociali consapevoli crescono gli innovatori tecnologici: 52,9% contro il 40,2% di quelle meno consapevoli.

Qui il link al sito dell’Osservatorio Isnet

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